Blog Post

28 Marzo, Giornata Mondiale dell’Endometriosi: Le risposte che ogni donna cerca.

28 Marzo, Giornata Mondiale dell’Endometriosi: Le risposte che ogni donna cerca.

L’endometriosi è una condizione ginecologica che colpisce una donna su dieci in età fertile, eppure rimane ancora oggi una malattia poco conosciuta e spesso diagnosticata in ritardo. Si stima che in Italia circa 3 milioni di donne convivano con questa patologia, affrontando quotidianamente dolore cronico, difficoltà nei rapporti sessuali e, in molti casi, problemi di fertilità.

Nonostante la sua diffusione, si impiegano a volte anni per poterla diagnosticare correttamente; questo ritardo è dovuto a diversi fattori: sintomi spesso normalizzati come “semplici” dolori mestruali, scarsa informazione sulla malattia e la complessità della diagnosi che richiede esami specifici e specialisti esperti.

Conoscere i segni dell’endometriosi, sapere quali esami effettuare per una diagnosi precoce, e comprendere come gestire questa condizione è fondamentale per migliorare la qualità di vita di milioni di donne.

Che esami fare per vedere se si ha l'endometriosi?

La diagnosi di endometriosi richiede un percorso graduale che combina valutazione clinica ed esami strumentali.

La visita ginecologica specialistica è il primo passo fondamentale: lo specialista raccoglie la storia clinica dettagliata prestando attenzione alle caratteristiche del dolore mestruale, al dolore durante i rapporti, ai sintomi intestinali e urinari durante il ciclo, all’eventuale infertilità e alla familiarità. Durante l’esame obiettivo può identificare noduli, ispessimenti o dolore alla palpazione nelle zone tipicamente colpite.

L’ecografia transvaginale è l’esame di prima scelta, non invasivo, che permette di visualizzare cisti ovariche endometriosiche (endometriomi o “cisti cioccolato”), noduli di endometriosi profonda e aderenze tra gli organi pelvici. L’accuratezza dipende dall’esperienza dell’operatore, per questo è importante rivolgersi a centri specializzati.

La risonanza magnetica nucleare (RMN) pelvica è l’esame gold standard per l’endometriosi profonda: mappa l’estensione della malattia, identifica lesioni intestinali, vescicali o ureterali e aiuta a pianificare eventuali interventi chirurgici. Viene prescritta quando l’ecografia evidenzia endometriosi o i sintomi suggeriscono forme profonde.

La laparoscopia è l’unico esame che garantisce diagnosi di certezza assoluta, permettendo di visualizzare direttamente le lesioni ed effettuare biopsie. Oggi viene eseguita prevalentemente con finalità terapeutica per rimuovere le lesioni, dato che gli esami moderni hanno ottima accuratezza diagnostica.

Il dosaggio del CA-125 può essere utile come supporto: i valori possono essere elevati nelle donne con endometriosi, ma questo esame da solo non è diagnostico. Viene utilizzato principalmente per monitorare l’evoluzione della malattia e la risposta alle terapie.

Come cambia il corpo con l'endometriosi?

L’endometriosi non è solo una malattia degli organi riproduttivi: è una condizione sistemica che influenza molteplici aspetti della salute fisica e del benessere generale della donna.

La presenza di tessuto endometriosico fuori dall’utero crea un processo infiammatorio cronico che può far “incollare” tra loro utero, ovaie, tube, intestino e vescica, alterando l’anatomia normale. Le cisti ovariche endometriosiche (endometriomi) possono raggiungere dimensioni fino a 10-12 cm, compromettendo la riserva ovarica e la fertilità.

Quando l’endometriosi infiltra l’intestino o la vescica, possono comparire sintomi che molte donne non collegano immediatamente alla malattia: dolore durante l’evacuazione, alternanza tra stitichezza e diarrea, urgenza urinaria e dolore alla minzione, soprattutto durante il ciclo mestruale.

L’infiammazione cronica porta spesso a una condizione chiamata “sensibilizzazione centrale del dolore”: il sistema nervoso diventa ipersensibile, amplificando la percezione del dolore anche quando lo stimolo è minimo. Questo spiega perché molte donne sviluppano dolore pelvico cronico presente anche fuori dal ciclo mestruale.

La stanchezza cronica è un altro sintomo comune, dovuta all’infiammazione sistemica, al dolore che disturba il sonno e allo stress emotivo. Infine, convivere con dolore cronico e problemi di fertilità ha un peso significativo sulla salute mentale: ansia, depressione e difficoltà nelle relazioni sono purtroppo comuni, rendendo fondamentale un supporto completo e multidisciplinare.

L'endometriosi fa ingrassare?

Questa è una domanda frequente e la risposta merita un approfondimento, perché la relazione tra endometriosi e peso corporeo è complessa e multifattoriale.

La malattia non altera direttamente il metabolismo né provoca accumulo di grasso. Tuttavia, esistono diversi fattori indiretti che possono influenzare il peso, tra cui:

  • Le terapie ormonali utilizzate per trattarla come la pillola anticoncezionale in continua, i progestinici o gli analoghi del GnR che possono in alcuni casi causare ritenzione idrica o modifiche della composizione corporea. È importante sottolineare che non tutte le donne sperimentano questi effetti e, quando si verificano, l’incremento è generalmente modesto, intorno ai 2-3 kg.
  • Il dolore cronico può limitare significativamente l’attività fisica infatti molte donne evitano l’esercizio nei giorni di dolore intenso o riducono le attività quotidiane per gestire la stanchezza, sviluppando uno stile di vita più sedentario che può contribuire a un graduale aumento di peso.
  • Un fenomeno comune è il cosiddetto “endo-belly”, un gonfiore addominale significativo dovuto all’infiammazione cronica, all’accumulo di liquido peritoneale e al rallentamento della motilità intestinale. Questo non è vero aumento di peso (la bilancia può non segnare differenze), ma è un sintomo visibile e fastidioso che fa sembrare di aver preso chili.

Infine, alcune donne possono sviluppare un rapporto alterato con il cibo, ricorrendo a “comfort food” ipercalorici per gestire lo stress emotivo e il dolore cronico.

Chi soffre di endometriosi può avere figli?

Questa domanda genera comprensibilmente molta ansia, ma la risposta è rassicurante: sì, molte donne con endometriosi possono avere figli, anche se la malattia può ridurre la fertilità.

Circa il 30-40% delle donne con endometriosi sperimenta difficoltà a concepire, ma questo significa che il 60-70% riesce a ottenere una gravidanza spontanea. La fertilità dipende dallo stadio della malattia, dall’età della donna e dalla localizzazione delle lesioni.

L’endometriosi riduce la fertilità perché le aderenze possono bloccare le tube o impedire il movimento dell’ovulo, gli endometriomi danneggiano il tessuto ovarico sano riducendo la riserva, l’infiammazione cronica crea un ambiente sfavorevole alla fecondazione e il rivestimento uterino può diventare meno ricettivo all’impianto.

Se si desidera una gravidanza, le opzioni sono diverse: molte donne con endometriosi di stadio I-II concepiscono naturalmente, soprattutto se giovani. La rimozione laparoscopica delle lesioni può migliorare le probabilità di concepimento negli stadi avanzati. Quando necessario, si può ricorrere alla procreazione medicalmente assistita con inseminazione intrauterina o fecondazione in vitro (FIVET/ICSI).

Il timing è importante. Si consiglia di non rimandare eccessivamente perché la fertilità diminuisce con l’età e l’endometriosi può progredire; se si vuole posticipare la maternità, è bene valutare il congelamento degli ovociti. Una valutazione presso un centro di medicina riproduttiva può aiutare a definire la strategia migliore.

La gravidanza stessa ha spesso un effetto benefico sui sintomi grazie alla soppressione ormonale naturale e all’assenza di mestruazioni per nove mesi.

Cosa succede se non curo l'endometriosi?

L’endometriosi è una malattia cronica e progressiva che tende a peggiorare nel tempo se non trattata adeguatamente. Ignorare i sintomi o rimandare la diagnosi può avere conseguenze significative.

Senza trattamento, la malattia può estendersi progressivamente a nuove aree come intestino, vescica, ureteri e diaframma, formando aderenze sempre più estese che “incollano” gli organi pelvici e causano alterazioni anatomiche. Gli endometriomi possono crescere fino a compromettere la funzione ovarica, mentre il dolore tende ad aumentare progressivamente in intensità e frequenza: da un dolore mestruale gestibile si può arrivare a un dolore cronico insopportabile presente anche fuori dal ciclo, con sviluppo di sensibilizzazione centrale che rende il controllo del dolore difficile anche con terapie.

Più tempo passa senza trattamento, maggiore è il danno alle ovaie e alle tube, con conseguente riduzione della riserva ovarica e minori possibilità di gravidanza spontanea. Nelle forme avanzate non trattate possono svilupparsi complicanze organiche rare ma gravi come ostruzione intestinale, idronefrosi (compressione degli ureteri che ostacola il deflusso dell’urina dai reni) o rottura degli endometriomi con dolore acuto e necessità di intervento urgente.

L’impatto sulla qualità di vita è devastante: dolore cronico invalidante, assenze dal lavoro ripetute, impossibilità di mantenere una vita sociale e affettiva normale, e deterioramento della salute mentale con sviluppo di depressione e ansia.

È importante sottolineare che “curare” l’endometriosi non significa necessariamente eliminarla completamente, ma gestirla efficacemente per controllare i sintomi, rallentare la progressione e preservare la fertilità.

Come vivere con l'endometriosi?

Ricevere una diagnosi di endometriosi può essere spaventante, ma migliaia di donne convivono con questa condizione mantenendo una buona qualità di vita. La chiave è un approccio multimodale che combina terapie mediche, modifiche dello stile di vita e supporto psicologico.

Le terapie farmacologiche disponibili includono la pillola anticoncezionale in continua che riduce le mestruazioni e il dolore, i progestinici come il dienogest che riducono l’infiammazione, gli analoghi del GnRH che inducono una menopausa temporanea, e gli antidolorifici come i FANS per il dolore acuto. La scelta va personalizzata in base a età, sintomi, desiderio di gravidanza e tollerabilità.

Un’alimentazione antinfiammatoria può fare la differenza: aumentare il consumo di pesce ricco di omega-3, verdure a foglia verde, frutti di bosco, curcuma e zenzero, riducendo carne rossa, latticini, zuccheri raffinati e alcol. Molte donne riferiscono miglioramenti dei sintomi intestinali e del gonfiore con questo approccio.

L’attività fisica moderata come yoga, pilates, nuoto e camminate aiuta a ridurre l’infiammazione, migliorare l’umore e gestire la stanchezza cronica.

Per la gestione del dolore possono essere utili tecniche complementari come la termoterapia con borsa dell’acqua calda, la TENS (stimolazione elettrica transcutanea), l’agopuntura e la mindfulness.

Non va sottovalutato il supporto psicologico. È bene considerare di intraprendere un percorso di psicoterapia, partecipare a gruppi di supporto e coinvolgere il partner o le persone più vicine, nella gestione della malattia.

Piccoli accorgimenti pratici nella vita quotidiana possono aiutare, pianificare attività importanti evitando i giorni del ciclo, comunicare con il datore di lavoro per ottenere flessibilità e tenere un diario dei sintomi per identificare pattern e ottimizzare le terapie.

Cosa non fare con l'endometriosi?

Alcune abitudini e comportamenti possono peggiorare i sintomi dell’endometriosi o ostacolare il trattamento.

Non si devono ignorare i sintomi perché il dolore mestruale invalidante non è mai “normale”. Se costringe a stare nel letto o impedisce di lavorare, ci si deve rivolgere subito a uno specialista. Normalizzare il dolore porta a ritardi diagnostici di anni. Non ci si deve automedicare, l’uso cronico di antidolorifici senza supervisione può causare danni gastrici, mascherare sintomi importanti e portare a dipendenza. È altamente consigliato non rimandare i controlli ginecologici, anche quando i sintomi migliorano. Controlli periodici ogni 6-12 mesi sono essenziali per monitorare la malattia e adattare le terapie. Evitare fumo e alcol in eccesso, perché il primo aumenta l’infiammazione e riduce l’efficacia delle terapie, il secondo aumenta gli estrogeni che alimentano l’endometriosi. Non isolarsi socialmente e mantenere le relazioni che sono fondamentali per il benessere psicologico. Spiegare la condizione a familiari e amici e cercare supporto in comunità di donne con endometriosi. Se si hanno sintomi intestinali persistenti, è bene consultare precocemente un gastroenterologo senza ignorarli o seguire diete fai-da-te.

Infine, non rinunciare alla sessualità. Il dolore durante i rapporti può essere gestito comunicando con il partner, consultando un fisioterapista del pavimento pelvico e considerando una terapia sessuale, se necessaria.

Diagnosticare e gestire l’endometriosi richiede competenza specialistica, tecnologie diagnostiche avanzate e un approccio personalizzato. CIMED, con oltre 45 anni di esperienza nella salute della donna, rappresenta un punto di riferimento a Roma per la diagnosi e il trattamento di questa complessa patologia.

Presso il poliambulatorio di Via Po 31, nella zona Parioli, opera un team multidisciplinare che permette alle pazienti di strutturare un percorso di cura personalizzato che tiene conto non solo degli aspetti medici, ma anche dell’impatto della malattia sulla qualità di vita, sui progetti di maternità e sul benessere psicologico.

Se sospetti di avere endometriosi o hai già ricevuto una diagnosi e cerchi un secondo parere o un supporto specialistico nella gestione della malattia,  Prenota oggi stesso una visita specialistica e inizia il tuo percorso verso una migliore gestione dell’endometriosi.

CIMED – da oltre 40 anni al servizio delle donne.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Related Posts